Come fotografare paesaggi

Fotocamera, treppiedi e tanta pazienza!

A tutti noi è capitato di visitare un luogo meraviglioso, provare delle sensazioni e delle esperienze straordinarie e fare delle fotografie per poi rivivere quelle emozioni con le persone a noi care. Una volta tornati a casa e visionate le foto, ci si rende conto di avere solo decine e decine di foto piatte, che non dicono nulla. A quel punto sorge un’interrogativa: “sono io che non ho avuto la capacità di imprimere quelle emozioni in una foto, o tutto quell’entusiasmo per quel luogo era immotivato?”
La domanda è assolutamente lecita e la risposta molto spesso sta nel fatto che non si è stati in grado tecnicamente di scattare quella fotografia. I nostri occhi percepiscono tre diverse dimensioni e le immagini vengono spesso accompagnate da una miriade di altri fattori, quali la compagnia di una donna o di amici, il vento, i profumi, il silenzio, ecc.. sensazioni esterne che non possono essere riportate in modo diretto su di una fotografia. Come fare, quindi?
Prima di tutto, dobbiamo ricordarci che la macchina fotografica lavora su due dimensioni (non tre come i nostri occhi) e che, a differenza nostra, non vi è un cervello capace di dare attenzione ad un dettaglio piuttosto che un altro. Dobbiamo quindi capire (nel momento dello scatto) quali sono gli elementi compositivi che più ci piacciono. Prendete il vostro tempo, non andate di fretta, sedetevi se necessario e osservate la bellezza di tutto quello che vi sta attorno. Sentite il rumore delle cicale, il fruscio del vento e il calore del sole. Questi elementi dovrete riportarli in un singolo click e tentare di catturarli è quanto di più difficile possa esistere.
Come dite? “Non è possibile catturare il vento in una fotografia”? Questo non è propriamente esatto. Osservate lo scatto di seguito, lo sentite ora il vento?

Quando vi fermate a fare una fotografia, deve esserci qualcosa che vi ha spinto a fermarvi. Come mai? Su cosa è caduta la vostra attenzione? Una strada sinuosa? Un tramonto mozzafiato? Un albero particolare… non ha importanza in sé per sé cosa vi abbia colpito, è importante però tenere a mente che è quello l’elemento a cui dovrete dare risalto.
L’esplorazione, il contatto con la natura sono parte integrante del fotografo che ama i paesaggi. La necessità di trovare un punto di vista perfetto, la luce adatta, ci spingono a muoverci e a non scattare da un semplice belvedere progettato da qualche ingegnere. Ci spinge a stenderci per terra, in mezzo al fango o alla neve se necessario; a salire su di un albero o a rimanere immobili ore e ore in attesa della luce perfetta. Non ha senso fermarsi, fare una foto affrettata e poi scappare via. Potete anche farlo, ma vi rimarrà ben poco quando tornerete a casa.
Personalmente mi è capitato di essere in una medina di Marrakech, il flusso di persone era enorme, l’atmosfera era fantastica. Una miriade di persone che urlavano, di odori di spezie e di colori accesi. Ho provato a fare un paio di scatti di corsa (avevo molta fretta) nella speranza di aver fortuna. Non c’è stato nulla da fare, quando sono tornato a casa i colori c’erano.. le persone anche.. ma mancava quel coinvolgimento particolare che avevo avuto nel visitare quel luogo. Se avessi preso il mio tempo e fatto uno scatto “di testa”, sicuramente avrei portato a casa un frammento di quell’emozione.
L’immaginazione è una componente molto importante per un fotografo. Una volta capito cosa vi ha spinto a fermarvi e quali sono gli elementi compositivi di maggiore interesse, dovete scegliere cosa inglobare all’interno dello scatto e cosa no. Immaginate la vostra fotografia, come se l’aveste già fatta. Questo vi aiuterà a scegliere l’obbiettivo migliore per la foto. Non è vero che per i paesaggi si adopera unicamente una lente grandangolare, assolutamente. Non abbiate paura di sperimentare e di fare sempre nuove prove. Il risultato potrebbe sorprendervi. La foto che vi mostro ora è stata effettuata con un 70-200 della Canon, una lente decisamente insolita per questo tipo di scatto.. eppure, pare che abbia funzionato. Con queste lunghezze focali ho avuto la possibilità di eliminare dal mio campo visivo tutti quegli elementi che erano di disturbo e di focalizzare l’attenzione su quella piccola porzione di mio interesse. In questo caso volevo catturare la nebbia che sta per avvolgere il casale.

Luce… si può fotografare un’intera vita senza capire l’importanza della luce. La luce è quell’elemento che rende un fotografo tale. Non è la macchina fotografica e ne quante migliaia di euro in obbiettivi avrete speso. Dovete assolutamente comprendere come funziona la luce e come il variare della stessa faccia variare il vostro successo come fotografi.
Un consiglio importante che posso darvi è quello di trovare vicino casa vostra un luogo carino, da raggiungere in pochi minuti (un bosco, un parco, un fiume.. qualunque cosa) e di recarvi agli orari più disparati. Provate tutte le fasce orarie, le condizioni climatiche più avverse, il cielo grigio, il sole a picco… qualunque tipo di luce. Tentate di trasmettere delle sensazioni e tornate a casa. A questo punto, osservate le foto e tentate di capire se avete fatto centro o meno. Se non ci siete riusciti.. come mai? Cosa avete sbagliato? Cosa correggereste la prossima volta? Prendete pure appunti.. documentatevi, parlate con fotografi più esperti e non abbiate timore di essere criticati. Chi non accetta una critica parte col piede sbagliato e difficilmente riuscirà a realizzarsi. Rendetevi conto che c’è sempre qualcuno più bravo di noi e questa persona potrebbe contribuire alla crescita delle nostre capacità.

Regole. Le regole principali della fotografia paesaggistica sono semplici:

  • evitare il soggetto centrale
  • rispettare la regola dei terzi
  • bilanciare gli spazi negativi / evitare troppi spazi vuoti

La composizione fotografica con un soggetto al centro è uno degli errori più comuni di chi approccia il mondo della fotografia. Lo sguardo di chi osserva la foto ricade immediatamente al centro e dopo pochi secondi si stanca, senza “viaggiare” all’interno della nostra scena. Tutti gli altri elementi compositivi andranno in secondo piano e la fotografia risulterà di scarso interesse. Tentate di isolare quell’elemento, di dargli rilievo, ma di creargli una scena, un background, una cornice. La regola dei terzi è sicuramente un valido aiuto. Il discorso è molto semplice, cercate di decentrare il soggetto posizionandolo ad 1/3 della scena, in modo da creare anche una profondità all’immagine e di far correre l’occhio qua e là in cerca di altri elementi.
Le regole -si sa- possono essere infrante. Esistono delle eccezioni, ma attenzione.. sperimentate, ma non esagerate. Cercate di rispettare le regole compositive il più possibile.

Un’altra regola importantissima di quando si fotografa un panorama è quella di non dividere mai la foto in 50:50 tra cielo e terra. Come ho già detto, possono esserci delle eccezioni, ma nella maggior parte dei casi il risultato non sarà gradevole. La giusta proporzione è di 1/3, sia che stiate mettendo in risalto il cielo, sia che vogliate dare significato al mare.

Profondità e spazi vuoti. Spesso nelle foto di panorami c’è troppo spazio vuoto sullo sfondo, questo è un difetto. Il cielo limpido e vuoto aggiunge sicuramente una sensazione di spazio e di libertà… ma troppo non serve a nulla. Guardate lo scatto di seguito, sicuramente è una foto carina, il luogo è bello e i colori anche.. ma manca qualcosa, guardate tutto quello spazio disponibile sulla sinistra. Si chiama “spazio negativo”, di per sé è un errore compositivo. Esattamente come la regola dei terzi e del soggetto centrale, anche questa può essere infranta. Prendete ad esempio un deserto o una vecchia barca in mezzo a un lago, in questi casi il vuoto si trasforma in “elemento”, diventa quasi un oggetto che vogliamo inserire nella foto per trasmettere la sensazione di isolamento e di solitudine.

Ecco un altro esempio nel quale è possibile vedere come è stato sfruttato al meglio il difetto dello spazio vuoto. In questo caso è possibile avvertire l’isolamento della ragazza e la desolazione delle aride terre marocchine.

Profondità di campo. La profondità di campo è un elemento molto importante quando si vuole fotografare un panorama. Dobbiamo tentare di lavorare con un diaframma il più chiuso possibile, in maniera da estendere l’area di messa a fuoco e quindi creare una tridimensionalità all’interno dello scatto. Ovviamente, secondo la legge di reciprocità, se noi chiudiamo il diaframma il tempo di scatto aumenta. Qui entra in gioco l’accessorio che non può assolutamente mancare ad un fotografo di paesaggi: un treppiede. Ci aiuta nel rimuovere il micromosso, ci dà la possibilità di lavorare con tempi molto lunghi e soprattutto rende possibile l’utilizzo del bracketing. Ricordate che gli obbiettivi grandangolari tendono ad offrire molta tridimensionalità oltre ad un angolo di visuale enorme e molta profondità di campo. I teleobbiettivi, al contrario, tendono a “schiacciare” le nostre fotografie e renderle piatte.
Spero abbiate trovato questa guida utile, vi ricordo che dopo aver scattato la vostra foto potrete fare un giro nella sezione Tutorial Photoshop per eseguire la post produzione dello scatto.