Tappa 05: Itri – Sorrento

Rosa, toro scatenato

Mi accorgo subito di essere in campania. Il traffico diventa improvvisamente più caotico e anarchico, le auto ben curate lasciano spazio alle utilitarie rotte; alcune senza nessun paraurti, altre incollate con il nastro isolante. All’orizzonte è possibile scorgere fumate nere di roghi appiccati dai locali e tra un caseificio e l’altro vi sono parcheggi di aziende ormai dismesse, in questi piazzali si ergono piramidi di rifiuti. Sacchi neri maleodoranti misti a pezzi di vecchio mobilio oramai marcio. 
Abbasso lo sguardo provando vergogna. Vergogna di essere campano, vergogna per quella gente che riesce a rovinare giorno dopo giorno il piccolo mondo in cui vive.
Lungo la strada mi trovo a passare da Castel Volturno e mi affiorano tutti i racconti di Roberto Saviano, di come anche lui provi vergogna e di come cerchi di combattere tutto questo.. giorno dopo giorno. Stimo molto Roberto, nel bene e nel male penso che sia un ottimo autore e un grande Italiano.
Passo Napoli senza fermarmi, la tentazione di una pizza è forte ma la preoccupazione di lasciare incustodita la motocicletta carica di attrezzatura lo è di più. Fino ad ora ho sempre evitato situazioni di potenziale pericolo, parcheggiandola in luoghi tutto sommato sicuri. In questo caso non avevo voglia di dover cercare e il forte caldo di mezzo giorno mi ha spinto ad andare oltre, puntando verso la penisola sorrentina.
Per raggiungere Sorrento, città che mi ospiterà per questa notte, si deve passare per Castellammare di Stabbia (vicino Pompei per intenderci). Questa zona è ancora un po’ caotica, il modo di vivere “libertino” di Napoli è molto marcato. Procedendo si attraversa una grossa galleria che porta a Vico Equense e magicamente tutto cambia. Le persone, i colori, l’ordine.. è difficile da spiegare se non lo si vive in prima persona, con le mie parole posso solo cercare di farvelo immaginare.
Questo tunnel è come se dividesse uno stato dall’altro, una porta magica che una volta attraversata ci porta in un mondo dalle regole differenti, esattamente come Alice quando cadde nella tana del bianconiglio.

Tutto è più sereno, ordinato, pulito ed educato. Il traffico per le strade si normalizza e l’aria diventa improvvisamente più leggera. Sono contento di essere qui, posso tirare un sospiro di sollievo. Vedo il mare dall’alto nella sua immensità. Le sfaccettature della luce sulle onde guidano il mio occhio verso l’orizzonte, dove quel blu profondo si fonde con l’azzurro del cielo. Capisco di sentirmi in pace con me stesso ancora una volta. Comprendo quanto sia importante l’elemento natura per la mia salute e calma interiore. Prima di morire, spero di andare via da questo mondo con un’immagine simile nella testa.

Giungo infine a Sorrento dove trovo ad accogliermi Rosa, una signora dal cuore molto grande. Rosa è un tipino “energico”, ci metto poco a capirlo. Mi trascina in casa sua e mi offre un buon caffè. Iniziamo a chiacchierare di tematiche come l’immigrazione e lo sviluppo economico del paese. Abbiamo idee politiche molto differenti ma la ascolto con piacere poiché parla in maniera educata, motiva quello che dice e senza mai presunzione espone il proprio punto di vista. Destra, sinistra.. che differenza volte che faccia quando il dialogo è costruito in maniera solida e costruttiva?
Il discorso verte poi verso su tematiche più interessanti: parliamo di quanto sia bello il nostro paese e di quanto si senta fiera di essere italiana. Ha ragione, quando vedo persone come lei mi ricordo che la realtà non è solo quella di Casal di Principe, ma che c’è speranza. Io sto viaggiando, avverto questa speranza ogni giorno. E’ dentro ogni uomo, dentro tutti noi, ha solo bisogno di una spintarella per uscire fuori.
Non dobbiamo provare vergogna ad esternare le nostre emozioni. Avete voglia di ridere? Aspettatemi, arrivo. Vengo a ridere con voi. Siete tristi e vi sentite di piangere? E allora venite qui che ci mettiamo a piangere assieme. Vivere è emozionarsi, vivere è commuoversi e i sentimenti ci ricordano la fragilità dell’animo umano. “La vita è una grandissima figata” (citazione di Nadia).

>Dopo il caffè, Rosa mi spiega di sognare spesso di essere un albero. Che cosa bella.. dormire e magari immaginarsi come un essere vivente secolare, inamovibile e fissato al suolo con solide radici. E’ possibile piegarlo, muovere le fronde ma non spezzarlo. Immaginando come possa sentirsi in questi suoi sogni, approfitto per guardarmi intorno. Non vedo fotografie di familiari, ma moltissimi dipinti: sia di artisti di strada che di autori affermati. Mi accorgo improvvisamente che Rosa ha una passione per l’arte, in tutte le sue forme.
A questo punto il dialogo è oramai tra amici. Parla dei suoi cinque figli e di come tentino la “scalata al potere”. Mi chiede: “ti pare che possano riusce a mettermi sotto?”
-No, decisamente no-
Parte un inaspettato abbraccio e una fragorosa risata. Ricordate le emozioni di cui parlavo poche righe più in alto? Ecco, Rosa decisamente non ha necessità di esternare ulteriormente le sue!
Il nome Toro scatenato le è stato affibbiato infatti da una sua amica di Alessandria, ci metto poco a capire come mai. E’ una donna in costante movimento e riesce a condurre più azioni contemporaneamente. Mentre chiacchiera con me riesce a fare altre mille cose. Lava, stira, mette sul fuoco il caffè, cura la casa, gestisce le telefonate dei clienti del suo B&B. In tutto questo gran da fare, la sua disponibilità nei miei confronti mi lascia di stucco. Tento di chiederle se vuole una mano, sorride e mi spiega che ha tutto sotto controllo, che questa per lei è la normalità.

Nel pomeriggio mi reco nel centro storico di Sorrento. Immediatamente avverto un fortissimo odore di cuoio e mi tornano alla mente le vie di Fès (Marocco), quei vicoli stretti e pieni di vita, come sangue che scorre nelle vene Con tutte le sue piccole arterie che si ramificano in ogni direzione. Non vorrei dire una blasfemia, ma l’impressione che mi ha trasmesso è stata la stessa. Certo, più pulito e meno caotico. Più “occidentale”, ma il succo è quello. Probabilmente la motivazione sarà il forte odore di cuoio che proviene dai venditori di scarpe e borse. Lo stesso odore di pelle si può avvertire tra i vicoli della medina di Fès a causa delle concerie dove lavorano la pelle.

Verso il calar del sole raggiungo una terrazza che affaccia verso tutto il golfo di Napoli, la vista è magnifica. Mi siedo ad un tavolino ed ordino una birra. Inganno l’attesa per fotografare Sorrento al tramonto. E’ un duro lavoro.. ma qualcuno dovrà pur farlo!
I colori rossastri si riflettono su di una barca a vela ancorata nella baia, un bi-albero. Un ducatista locale, vedendomi carico di borse, si ferma incuriosito e inizia a parlare. Mi racconta che quello è il legno più antico che naviga il mediterraneo, si tratterebbe di un’antica nave di costruzione danese che risale al 1880. Non potendo verificare la veridicità dell’informazione, la prendo per buona così com’è.. la mia fantasia, quanto meno, spera sia una notizia vera.

La giornata si conclude come al solito in assoluto relax. Lascio la reflex nell’appartamento della signora Rosa e vado a mangiare una bella pizza napoletana. Quanto amo i sapori di questa terra.