Tappa 07: Rotonda – Maratea

Il redentore

Rotonda è un piccolo borgo alle pendici del Parco nazionale del Pollino. Per quanto possa sembrare assurdo, questo paesello di quattro gatti ce la mette tutta per essere “attivo” nel suo piccolo.. forse più di tante città grandi e blasonate. Il periodo estivo è un susseguirsi di eventi e manifestazioni, sagre e concerti.
Certo, la sagra del fagiolo di Rotonda non sarà paragonabile ad un concerto dei Rolling Stones.. ma quanto meno ci provano.
Ho scelto questa tappa per la sua posizione strategica. Si trova infatti a circa 30 minuti dai rifugi del Pollino e 45 minuti dalla costa.
Come prima cosa scelgo di scaricare la moto, ho davvero bisogno di liberarmi di tutta quella zavorra e dedicare una mezza giornata alla mia Ducati. Non posso continuare a portarla in giro come un muletto, ad ogni curva il peso si sente.. eccome.

Una volta libera e felice, la lavo e mi dirigo verso il 3° rifugio del Pollino, il De Gasperi.
Per metà del percorso la strada è abbastanza pulita, solo su qualche curva si deve prestare attenzione a piccoli residui di frane o escrementi (giganteschi) di vacca.
La seconda metà invece è da incubo.. buche che sembrano crateri, terriccio, sassi e quant’altro. Oramai sono di strada e decido di proseguire per fare colazione al rifugio.
Arrivato in cima la temperatura è fresca, l’aria è respirabile e il mio caffè sembra quasi più “pulito” e naturale.
Scendendo, in contro un gruppetto di motociclisti.. poverelli! Non sanno a cosa vanno in contro. La strada per il Pollino è quindi bocciata. Cosa fare? Come potersi divertire un po’? All’improvviso mi ricordo che il tratto Rotonda – Lauria è praticamente nuovo, le corsie sono larghe e manca addirittura la segnaletica in mezzo alla carreggiata. Perfetta, in tutto e per tutto sembra una pista. Decido di percorrerla e mi rendo conto che è proprio il mio tipo di strada: curve veloci e incalzanti, con tornanti morbidi quasi mai ciechi.

Soddisfatto di questa piccola “sgaloppata”, decido di dedicare il resto della giornata alla fotografia. Recupero l’attrezzatura e decido di dirigermi verso Maratea, città in cui si trova la statua del Cristo redentore. Per arrivare a Maratea, guarda caso, si deve ripercorrere la stessa “pista”.. le casualità!
Curva dopo curva, inizio a conoscere la strada e a prenderci mano, eseguo un tornante con il ginocchio per terra e appena inizio il rettilineo …. TAC! Paletta di una pattuglia. Sconsolato, accosto. Penso già alla tirata d’orecchie che riceverò dal gendarme e alla quantità di quattrini che voleranno fuori dal mio portafogli. Una volta fermato e controllati i documenti, l’agente inizia a girare intorno alla motocicletta e a controllarla. Inaspettatamente mi sgrida non per la curva, per aver ingrassato male la catena! Inarco il sopracciglio e chiedo delucidazioni. Mi spiega di essere un motociclista anche lui, guarda caso un Ducatista. Sono salvo.. ricevo un paio di dritte sulla manutenzione e riparto alla volta di Maratea.
Vorrei tanto ringraziare l’agente.. ma forse è meglio evitare di scrivere il suo nome!

La strada che porta al Cristo è strutturata così: la prima parte è panoramica sul mare. Una serie di curve lungo la costa dalle quali è possibile ammirare tutta la bellezza del tirreno. La seconda parte invece, è composta da tornanti sospesi in aria (simili a dei ponti). L’altezza di questi tornanti è elevata e un lieve senso di vertigini non tarda a farsi sentire. La voglia di salire fino in cima però è davvero tanta, quindi si procede lo stesso!
Arrivati sulla sommità si capisce subito come mai la statua del redentore è la più grande d’Europa e settima a livello mondiale. Le persone, in confronto, sono come degli insettini. Un uomo in altezza supera di poco un piede.

All’orizzonte scorgo dei nuvoloni neri e dato il forte vento non passa molto tempo prima che si scateni il diluvio. Povero me, a breve mi aspetterà un nuovo viaggio sotto un acquazzone, penso.
Nel frattempo però vale la pena dedicarsi ad una serie di foto. Il Cristo guadagna molto con questi nuvoloni, sembra quasi che stia per scatenare l’apocalisse. Attorno a me fulmini, vento e pioggia forte. Attendo qualche minuto che si calmi il tutto e all’orizzonte escono due splendidi arcobaleni.
L’attesa premia sempre i fotografi, è un dato di fatto.

La serata si conclude con un bel piatto di “frittura all’italiana” (zucchine, melanzane, crocchè, arancini e mozzarelline fritte) gustata nel centro storico di San Nicola Arcella.

E’ ora di rientrare al campo base di Rotonda. Quelle curve, che fino a poche ore prima erano bellissime, si trasformano in un incubo. Illuminazione totalmente assente, un freddo allucinante e strada ridotta ad un lago. Procedo con cautela per evitare scivoloni fino a giungere a destinazione.

Stanco, felice