Tappa 12: Agrigento – Erice

Enrico ed Enrico

Il risveglio ad Agrigento è tra i migliori. Il sole è ancora pallido e l’aria è fresca. Trovo Francesco ad attendermi sulla sua terrazza con un bel vassoio di cornetti caldi.
Dopo essersi seduto al tavolo con me, mi spiega che poco distante dall’albergo -nel cuore del centro storico- vi è una chiesetta particolare. Sorseggia il suo caffè mentre aggiunge dettagli: questa chiesa ha la particolarità di essere stata costruita esattamente dove vi erano le rovine di quello che si suppone fosse l’antico tempio di Atena.
Della costruzione originale restano intatte solo le colonne, che si elevano tra una navata e l’altra. I due stili costruttivi non stonano, anzi. E‘ molto bello pensare che quelle pietre siano state posate a distanza di quasi 2000 anni.

Dopo la breve visita nella chiesa di Santa Maria dei Greci (questo il nome della piccola chiesetta) mi rimetto in marcia per Erice, ma prima voglio assolutamente vedere la famosissima Scala dei Turchi.
La Scala dei Turchi è una parete argillosa di colore bianco che cade a picco sul mare. Strutturata come una vera e propria scala, è unica nel suo genere.. non ho tempo per fermarmi a fare un bagno.. ma almeno dovevo vederla! Faccio una promessa alla scala, tornerò prima o poi.. magari con una compagna.

Quando ero piccolo, avevo due nonni, entrambi si chiamavano Enrico. Il primo, sognava di vivere a Sciacca, una cittadina sul mare poco distante da Agrigento. Sciacca è uno di quei paesi con tanti colori accesi e un cielo azzurro terso. Tutto riconduce all’allegria.
Il primo Enrico, dicevo, sognava di vivere qui e quando ne parlava a tavola mi ricordo che gli si illuminavano gli occhi. Gli piaceva davvero questo posto. A dirla tutta, per metà della mia vita non ho saputo neanche dove fosse Sciacca e non capivo se scherzasse o dicesse sul serio. Tuttavia, non appena sono giunto nel porto di Sciacca ho capito che non scherzava affatto. Ho iniziato a guardare il mare, una distesa infinita azzurra. Su di esso le nuvole scorrevano molto velocemente a causa del vento. Dietro di me una cittadina arroccata. Ogni palazzo di un colore diverso, colori pastello che ricordavano il sole, il cielo e la terra. Bella, davvero bella. Ho sempre avuto molto rispetto di mio nonno e fino alla fine mi ha dimostrato di avere buon gusto. Grazie per avermi guidato fin qui, anche se ora non ci sei più.

L’altro Enrico, il secondo per intenderci, era un motociclista. Un motociclista vero, non come me. Uno di quelli che usava la sua Harley anche d’inverno e per combattere il vento non usava la “giacchetta tecnica”.. metteva i fogli di giornale sotto il maglione.

A nessuno dei due sono mai riuscito a dire quanto volessi loro bene, ma sono arrivato fin qui, a Sciacca.. con una motocicletta. Spero di avervi fatto sorridere, ovunque voi siate.

La strada da percorrere non è molto lunga, ma sul mio cammino incontro vento, pioggia e nebbia. Inusuale vedere Erice nebbiosa in questo periodo.

Arrivato in cima, dove incontro Giancarlo (il proprietario dell’affittacamere che mi ospiterà per questa notte). Nel fitto della bruma mi conduce in un bar e ordina due cocktail di sua invenzione: menta fredda con acqua frizzante e granita. Di li a poco la cameriera porta due bicchieri con un liquido fosforescente, tipo scorie radioattive.. ma Giancarlo ha ragione, è proprio buono e dissetante.

Mentre sorseggiamo le nostre “scorie radioattive” ci ritroviamo a parlare dell’ospitalità che ho ricevuto durante il mio cammino. Risponde che secondo lui fa tutto parte di una predisposizione: se una persona è disposta ad ospitarmi allora significa che deve essere di buon cuore. Interessante teoria, penso. Potrebbe essere così.. oppure c’è anche un aiutino del destino?

Saluto Giancarlo e mi reco nella mia stanza. Il maltempo incontrato in giornata mi ha stancato parecchio e decido di fare un giro veloce per gli stretti vicoli prima di andare a letto.

Una cosa la devo dire, non se la prendano gli amici siciliani. A Palazzolo e in altri piccoli comuni, sono riuscito a respirare l’odore della Sicilia. Mangiare il sapore e annusare il suo odore. Ad Erice non ho trovato nulla di tutto ciò. A parte Giancarlo, non c’è stato nessuno che mi abbia lasciato sensazioni positive. Un continuo sfruttamento del turista sotto ogni aspetto. Dal ristorante fino al semplice bar. Sono rimasto molto deluso, è un peccato perchè la città merita davvero. Abitanti di Erice, siete in alto.. sporgetevi e osservate i vostri vicini di casa. Imparate, perchè avete dimenticato il vero spirito del vostro paese.