Tappa 13: Erice – Cefalu

Le risaie di Trapani

L’indomani, Erice cambia completamente aspetto. La nebbia lascia spazio ad un’aria fresca e pulita, il cielo è limpido e terso e in lontananza è ben visibile la città di San Vito lo Capo. Tra i vari panorami che scorgo, ci sono le saline di Trapani. Le chiamo “le risaie del sud”, immense distese di acqua stagnante che aspettano il momento giusto per il raccolto.

Mi preparo quindi e monto in sella. Man mano che scendo dalla sommità di Erice, la temperatura si alza di un grado, tornante dopo tornante, fino a ricordarmi che sono ancora in Sicilia. Arrivato alle saline sono oramai grondante di sudore, il telegiornale continua a ripetere che si tratta del “caldo africano”, un’ondata dicono.. speriamo passi in fretta. Sono le 10 e i ragazzi che lavorano nelle “risaie” stanno mangiando un panino.. eh si, per loro quella è l’ora del pranzo. Iniziano a lavorare presto per non soffrire troppo il caldo e di conseguenza i ritmi sono un po’ sballati. I lavoratori del sale sono tutti più o meno simili, corpi muscolosi e sudati, abbronzati fino al punto di essere neri come i loro capelli. Sguardo truce e serioso. Più di una donna sarebbe ben felice di venire a visitare le risaie di Trapani! Le loro condizioni di lavoro sono davvero durissime, non vi è una sedia, un filo d’ombra, non vi è fresco e non vi è acqua corrente. Al loro fianco ci sono delle piccole brocche d’acqua dolce che diventano inevitabilmente calde stando sotto al sole rovente. L’aria è satura di sale e bastano pochi minuti per sentire bruciare la pelle. Avete presente quando siete a mare e dopo un paio d’ore avvertite quel fastidio e quell’appicciume addosso? Nel nostro caso la soluzione è semplice, o ci si butta nuovamente in acqua o si cerca una doccia d’acqua dolce. Nel loro caso possono solo continuare a lavorare a testa bassa fino alla fine della giornata. Ho provato una sensazione di profondo rispetto per questi lavoratori, è grazie a loro che possiamo mettere il sale sulle nostre tavole e la prossima volta che condirò l’insalata non lo farò con leggerezza, penserò alla fatica scavata nei loro volti.

Da Trapani a Cefalù la strada è lunga, questo mi dà modo di riflettere in silenzio con me stesso. Sono passati solo pochi giorni dall’inizio del mio viaggio ma mi sembra sia passata un’eternità. Ricordo che durante le prime tappe ero talmente preso dal capire come “funzionasse” che non avevo tempo neanche per mangiare. Ora che mi trovo in Sicilia ho finalmente compreso quali sono i ritmi, mi sono rilassato un attimo. Forse a rendere difficile il tutto è stata la scelta di partire in solitaria, se avessi avuto un partner probabilmente avrei semplificato le cose. Tuttavia avere un partner non sempre è una cosa positiva. Vi faccio un esempio: due ragazzi toscani mi hanno fermato per chiedermi delle informazioni sull’equipaggiamento Givi che ho montato. Possiedono un Monster come il mio e sono incuriositi dalla possibilità di viaggiarci. Dopo aver spiegato tutto su telaietti, borse e bauletti, la ragazza mi chiede: “ma sei da solo?”
Beh, da solo.. -rispondo- non direi! Ora ci siete voi, dopo ci sarà un’altra persona a farmi compagnia. Siamo tantissimi al mondo e ho scelto la possibilità di parlare sempre con persone diverse. Se avessi un compagno di viaggio probabilmente mi ritroverei a parlare quasi esclusivamente con lui e perderei degli incontri casuali che hanno mutato profondamente il mio cammino. Forse questo “battesimo del fuoco” doveva essere necessariamente percorso da solo, ora conosco il rischio di viaggiare in coppia e sicuramente se mai capiterà di avere un partner, terrei a mente questa esperienza.
Mentre ripenso agli amici toscani mi ritrovo nei pressi di Capaci. Entro in autostrada per salire sul ponte e mi fermo a guardarlo, nuovamente. Quel ponte infatti non è nuovo, in passato l’ho percorso tante e tante volte e ogni volta mi provoca la stessa identica emozione. Vuoto-tristezza-rispetto.
Ricordo che la prima volta lo vidi molti anni fa, ero appena atterrato all’aeroporto di Falcone e Borsellino e un taxi mi stava accompagnando a Palermo. La strada era orribile, rovinatissima, un colabrodo. Ad un certo punto quiete, asfalto nuovissimo e ben curato. Alzo lo sguardo e vedo la stele in onore ai caduti. Da quel momento non è mai capitato che io non abbia provato quel brivido al passaggio su quel tratto. Ammirazione per quegli uomini che hanno provato a rendere l’Italia un posto migliore.
Palermo è splendidamente deserta in questo periodo. Il traffico confusionario e caotico lascia spazio a quei pochi che sono costretti a lavorare ad agosto, questo mi permette di oltrepassarla senza perdere troppo tempo.
Di lì a poco il mio arrivo nella città di Cefalù. Cefalù è come dire… un formicaio di turisti. Gente ovunque, dal belvedere quasi è impossibile scorgere la sabbia. Una distesa infinita di lettini e persone che parlano ridono e giocano.. non è il mio tipo di mare, decisamente!

Mentre scatto le fotografie si avvicina a me un uomo con un motorino. Si sfila il casco e si presenta: “mi chiamo Nicola” – piacere Nicola.
Nicola possiede una moto come la mia ed è incuriosito dall’equipaggiamento da viaggio. Un altro interessato nella stessa giornata! Il piccolo Monsterino sta facendo conquiste!!

Dopo aver spiegato tutto, Nicola tira fuori la classica ospitalità e gentilezza che solo al sud si può trovare. Inizialmente mi accompagna ad una serie di belvedere ben nascosti in giro per Cefalù, luoghi che da solo non avrei trovato. Poi mi indica una spiaggia quasi deserta dove poter lasciare la moto in vista, sul ciglio della strada e come ultima cosa si scusa -mortificato- di non potermi invitare a mangiare, dato che stava andando via. Le scuse sono ripetute più volte e sono davvero sincere, si vede.. è bellissimo, ci conosciamo da un’ora ed è come se fossimo due amici di vecchia data che si incontrano dopo tanti anni. Bello, bello, bello.

Decido di chiudere la giornata facendomi un piccolo regalo. Raggiungo la spiaggia indicatami e parcheggio la moto proprio sulla strada. Di li a pochi metri il mare. Sgombro, pulito, vuoto. Splash.