Tappa 14: Cefalu – Vibo Valentia

Pollicino

C’è un tempo per imparare ad amare il prossimo, senza chiedere nulla in cambio. Un tempo per imparare a stare da soli e un tempo per comprendere le molteplici sfaccettature della vita. Personalmente non so di preciso in quale tempo mi trovi, attualmente galleggio accettando quello che arriva con serenità e in maniera estremamente ricettiva. Senza rabbia, senza aspettative. C’è un tempo anche per la gioia e per l’amore. Il cambiamento comunque, è sempre qualcosa di positivo dato che ci spinge verso una nuova direzione, verso nuove esperienze.
E’ con questo pensiero in testa che abbandono Cefalù per dirigermi in Calabria. Si torna sulla “terra ferma”. Il programma è quello di effettuare una breve visita a Reggio, mangiare un boccone e visitare l’Aspromonte. Per arrivare a Reggio, decido di fare una breve sosta in una pasticceria di Messina per gustare una pignolata. La pignolata è un dolce pressappoco sconosciuto stesso in Sicilia, perchè si produce e trova solo ed esclusivamente nel messinese e solo in alcuni bar e pasticcerie. Si tratta di una sorta di mucchietto di bignè (tento una spiegazione semplicissima, non me ne vogliano gli amanti) ricoperti e immersi in una glassa che può essere di cioccolato o limone. Normalmente la pignolata viene venduta su di un piccolo vassoio ed è metà di un gusto e metà di un altro.
Nonostante io non ami i gusti dolci, questa è una delle cose che mi piace assaporare quando posso.. forse perchè per me è un dolce molto raro!

Dopo essermi rimpinzato mi tocca pagare Caronte. Lascio alle mie spalle la bella Sicilia, tutti i suoi volti e le sue sfaccettature. Lascio dietro di me i panorami di Erice, i lavoratori delle saline di Trapani, i templi di Agrigento, la scala dei turchi, l’isola di Ortigia e tutte le persone fantastiche che ho conosciuto in questi luoghi. Come dicevo, c’è un tempo per tutto e per me forse è giunto il tempo di tornare a casa e riabbracciare i miei cari.

Stare in mezzo agli sconosciuti, essere ospitato in vere e proprie case mi ha fatto sentire parte di un insieme ben più grande di quattro sterili mura, quasi come una gigantesca famiglia. Sono passati quasi 20 giorni dalla mia partenza e ogni metro che percorro in avanti mi riporta via via alla normalità della vita quotidiana. Lascio alle mie spalle un sogno e via via mi sto alzando lentamente.

Siete mai stati a Reggio o a Messina? Tante volte le si immagina distanti, quasi come fossero chissà dove. La distanza tra le due è impressionante, pochi km di acqua le separano. Sono sicuro che molti di noi percorrono più strada per andare al supermercato! Il traghetto nella sua lentezza è comunque veloce e in breve tempo mi trovo sul bellissimo lungomare di Reggio a fotografare l’arena sullo stretto e le particolari sculture di Rabarama. Gabriele D’Annunzio lo descrisse come “il Km più bello d’Italia”. Dopo averne percorsi 4000 di Km, posso anche dire che il suo pensiero è opinabile.. resta il fatto che davvero è uno dei più belli.

Il destino.. non ho mai sopportato le persone che imprecavano contro di esso, o che lo sbandieravano come fosse la verità assoluta. Ho sempre preferito pensare che la via la scegliamo in maniera autonoma. Forse alcune tappe potrebbero essere “fisse”, ma il percorso che vi è nel mezzo si basa sul libero arbitrio.. o almeno mi piace credere che sia così.
Questo fato, però, ha scelto per me un’altra volta. Lungo il percorso ho avuto un problema con una ruota della piccola Ducati. Avendo già avuto contatti con meccanici lungo la mia “discesa”, decido di puntare nuovamente verso la piccola cittadina di Rotonda, passando per Vibo. Addio Aspromonte e addio Capo Rizzuto.. vorrei tanto passare su quella parte di Ionio, ma non posso farlo se non sono sicuro del mezzo che guido.

Ritorno quindi sui miei passi, come Pollicino. Piano piano risalgo fino alla città di Vibo. Chiamo Adele, la mia libraia preferita, la quale è contentissima di potermi ospitare nuovamente. Qualche giorno prima lo avevo detto scherzando: “se il destino vorrà ci rincontreremo”, così è stato. Anche se per poco tempo, mi ha fatto piacere chiacchierare nuovamente con lei.

Settembre è oramai alle porte. Quando pochi giorni prima ho percorso questa strada, faceva talmente caldo da tentare di togliersi la pelle di dosso. Ora invece la situazione sembra capovolta. L’ondata di caldo torrido ha lasciato spazio ad una serie di perturbazioni lungo tutta l’Italia e ovviamente pensare di esserne esenti è stupido.
Sono quindi costretto a bardarmi per proteggermi dal freddo e dal vento, poco male.. serve a ricordarmi che l’autunno si avvicina e che il mio viaggio sta per giungere alla fine.

Soddisfatto e sorridente (nonostante i piccoli imprevisti), decido di concedermi un ultimo gelato di Pizzo.