Tappa 17: Canosa Sannita – Cagli

Masterchef

Ci siamo, ancora due tappe e poi si rientra nella cupa Milano. Dopo aver effettuato il giro d’Italia devo essere sincero, ho leggermente rivalutato questa città. Speravo che durante il tour mi sarei fatto un’idea chiara di dove trasferirmi, un posto sereno che rispettasse tutte le mie richieste. Tuttavia questo luogo non l’ho trovato e credetemi.. di paesini ne ho visti veramente tanti. Chissà, forse non era ancora tempo che io lo trovassi o forse non esiste.. fatto sta che questo inverno lo passerò più serenamente, godendomi il cielo grigio e il meritato freddo, dopo tutto questo sole sulla testa.
Canosa Sannita dista un po’ dalla città in cui sono diretto, Cagli. Cagli è un piccolo borghetto medioevale situato nel cuore delle Marche, barricato tra tre monti: Catria, Petrano e Nerone. Per variare un po’ il panorama e far passare alla svelta queste ore di viaggio, decido di percorrere un primo pezzo (monotono) sulla costa per poi rientrare e salire in montagna. Arrivati pressappoco nella zona di Porto San Giorgio, decido di puntare verso il Parco nazionale dei Monti Sibillini per poi proseguire verso nord e oltrepassare il Monte Cucco. La strada è piacevole, non una delle migliori che abbia percorso nella nostra penisola ma neanche una delle peggiori. Il panorama a tratti ricorda quello del Parco Nazionale del Pollino, montagne che sui propri fianchi sono piene di alberi verdi per poi sfumare su una sommità arida. Ricordano un po’ quegli uomini di mezza età che hanno i capelli solo lateralmente.
Arrivo nella piccola Cagli verso ora di pranzo e fermandomi in un ristorante lungo la strada faccio conoscenza con Raffaele, un giovane chef. Raffaele mi racconta di aver vissuto per quasi tre anni a Barcellona, dove ha lavorato in diversi ristoranti “giusti”, per poi trasferirsi in Australia e lavorare come capo Chef. Dopo acquisito questo bagaglio d’esperienza ha ripreso la valigia e aperto un suo ristorante in Italia, dal nome “Terrazza sul Burano”. La struttura -mi racconta- è un vecchio stabile di famiglia, creato negli anni 70 che è stato poi recuperato ed è tutt’ora in fase di ristrutturazione. Il ristorante è già pronto, mentre per le camere ci vorrà un po’ di tempo. Mi spiega di essere anche lui un appassionato di fotografia e prende molto a cuore il mio viaggio. Mi chiede di passare il pomeriggio con lui e la sua ragazza, Astrid. Perchè no?
Come prima tappa mi conduce ad un’arco di roccia naturale (dal nome Fondarca) che si trova sul fianco di una montagna, un posto praticamente inarrivabile se non si è del luogo, dato che non vi è neanche un’indicazione.
Come seconda tappa mi conduce alle “tre pozze”. Si tratta di tre catini naturali che si sono formati sul fiume Bosso. Peccato non avere dietro un costume da bagno, anche se la giornata non è delle migliori non mi sarebbe dispiaciuto fare qualche tuffo tra un catino e l’altro!
La terza tappa invece è il centro storico di Cagli. Le piccole vie lastricate di pietra ricordano per certi versi il centro di Urbino, ma a differenza del secondo, Cagli è meno turistico e frequentato. Basti pensare che è ancora possibile percorrere quei viottoli fino al duomo senza alcun permesso, non vi è una ztl.

Nella serata decido di rimanere ospite presso la struttura di Raffaele, il quale appronta una camera d’emergenza tutta per me. Mentre passa la serata a cucinare per i clienti del suo ristorante io ho la possibilità di approfondire la conoscenza con Astrid. Mi racconta di essere colombiana e di aver lasciato il suo paese (dove aveva un ottimo lavoro) alla volta dell’Italia un po’ per esperienza e un po’ per amore. Anche lei in un certo senso sta percorrendo un viaggio. L’amore che Astrid nutre per la sua terra natia resta enorme, lo si capisce subito appena si inizia a parlare con lei. All’improvviso le si illuminano gli occhi e inizia a mostrarmi i volti della Colombia, le varie differenze tra una tribù ed un’altra. Mi spiega che da loro non esistono le stagioni come da noi e che quindi non è abituata a non trovare un frutto o un ortaggio durante l’anno, se lo vuole si reca al mercato e lo acquista. Mi racconta, con un filo di malinconia, dei due mari che bagnano le coste e delle enormi differenze che vi sono in quel gigantesco territorio. Insomma, mi ha quasi convinto a partire per la Colombia. Che sia la prossima meta del “Trip:” ?

Buttandomi sul letto mi trovo a fissare il soffitto sopra la mia testa. Ce l’ho quasi fatta, manca poco. Domani sarà il grande giorno, in piazza San Marco porrò la parola fine a questa splendida e faticosa avventura. Dentro di me ho un misto di felicità e di amarezza, sono felice di tornare a casa mia e ai miei ritmi e contemporaneamente sono un po’ triste per non poter visitare altri luoghi, conoscere altre persone. Penso proprio che non passerà molto tempo prima della mia partenza verso un’altra meta.