I Monaci Shaolin della Cina

da | 29 Gen, 2020 | 0 commenti

Oggi voglio parlare di Cina perché recentemente ho viaggiato in questo paese e voglio raccontare un po’ le mie esperienze.

Partiamo con dove sarei dovuto andare e dove invece sono andato. Da anni pianificavo un viaggio nello Yunnan, la regione a sud ovest che si trova vicino al Tibet. Il periodo in cui avrei viaggiato era quello subito precedente al periodo dei monsoni… fatto sta che il periodo monsonico è arrivato un po’ prima e quindi il meteo dava 1 mese intero di acqua incessante. E non parlo di pioggerellina londinese, mi riferisco ad un vero e proprio tsunami che cade dal cielo.

Chiaramente non potevo perdermi d’animo, ero già a Pechino quando c’è stato questo drastico cambio meteorologico, quindi dopo quella mezz’ora di panico, ho deciso di prendermi tutta la mattinata per rimanere in Hotel e ripianificare tutto da zero. Non è semplice perché dietro il viaggio nello Yunnan avevo pianificato davvero tantissimo, avevo contatti, persone di riferimento, luoghi da vedere e avevo anche le mie tabelline su dove e quando tramontasse il sole per fotografare al meglio le risaie terrazzate.

Dopo una intera mattinata di ricerca, ho posato la mia tazzona di caffè americano e ho deciso di visitare l’Henan, la culla del Kung fu.

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Il Monastero Shaolin è un tempio buddista della regione dell’Henan dove vivono e si allenano i monaci guerrieri. In realtà noi occidentali abbiamo una visione piuttosto romantica di questo luogo. Nel nostro immaginario si tratta di un posto mistico dove ci si allena tra le nuvole come nel film “Kill Bill” di Quentin Tarantino.

Nella realtà si tratta di un complesso con alcuni templi, parzialmente visitabili dai turisti.

I pochi monaci che si vedono non amano essere fotografati. Non saprei dire se è una disposizione interna alla quale si debbano attenere o semplicemente hanno le scatole piene dei turisti, dato il numero incessante di visitatori (soprattutto cinesi).

La realtà è diversa: attorno ai templi ci sono piccole cittadine e all’interno di queste cittadine ci sono una miriade palestre dove i giovani monaci si allenano nell’arte del Kung Fu. Durante quegli allenamenti, solitamente non sono vestiti in abiti tradizionali, ma indossano semplici tute da ginnastica.

Capite che il romanticismo della cosa casca un po’. È un po’ come il turista che viene in Italia e pensa di trovare gondola e mandolino. Sono stereotipi più che altro.

Mi pongo da solo la domanda: mi è piaciuto? Lo consiglierei?
In realtà alti e bassi, ci sono stati lati positivi e lati negativi. Il lato negativo è che sostanzialmente la cultura Shaolin è ben nascosta, la facciata è qualcosa in stile Disneyland con spettacoli circensi e scuole di arti marziali che si esibiscono nei teatrini. Tuttavia, cercando bene, è ancora possibile trovare monaci veri con i quali è possibile interagire (in cinese o a gesti, dato che non spiccicano una parola di inglese).

Mi è capitato di entrare in questo tempio e ho trovato un monaco “diversamente giovane” con un piccolo cane pulcioso. Ad un certo punto il monaco estrae dalla manica della sua tunica un pettine e inizia a pettinare il cane. Appena finito, pettina la sua barba.

Allora mi avvicino a lui e inizio a interagire. Prima con una serie di sguardi, ammiccamenti. Poi uso il cellulare per parlare con lui. Io parlo in inglese, il cellulare traduce in cinese. Vice versa.

Mi chiede se voglio vederlo praticare Tai Chi, gli rispondo “certo che si!”. E così inizia la sua danza ed io, estasiato, non riesco a togliergli gli occhi di dosso. Click, ed ecco una delle mie fotografie preferite.

STAY HUNGRY, STAY CURIOUS

Sono convinto che mentre viaggiamo siamo liberi di essere noi stessi, perché non portiamo il peso delle costrizioni sociali. Del “eh ma non posso, qui mi conoscono, chissà che figura”. Quelle cose si lasciano alle spalle non appena prendiamo un aereo.

Quello che portiamo dietro da casa (oltre allo zaino) è solo la curiosità, perché è la curiosità che fa girare questo mondo e che ci aiuta a progredire e andare avanti. È una specie di cura, un modo per stare meglio ed imparare cose nuove.

La scena che ho appena raccontato del monaco, beh, sicuramente ero attratto da una cultura diametralmente opposta alla mia, ma non è solo questo. Il punto è che quando si è in viaggio si ha quella libertà di esprimere la propria curiosità e quindi si è pronti ad accogliere questi eventi senza timore.

Quindi qual è il punto? Stay hungry, stay curious.

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Francesco Cinque

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