Lavorare come fotografo

Realtà o pura illusione?

Molto spesso mi capita di ricevere email dove mi si chiede se sia possibile o meno vivere con al professione da fotografo e se si, come. Quando io stesso decisi di muovere i primi passi in questa direzione incontrai da subito una miriade di dubbi e problematiche, ma nessuno disposto ad aiutarmi o consigliarmi. Ho quindi maturato una discreta esperienza, un errore dopo l’altro.
Se lavorare come fotografo può essere un sogno, da un’altra parte è davvero un incubo. Al di la dell’aspetto “romantico” della professione, bisogna fare i conti con quello pratico. Le spese sono enormi (tutti conosciamo il costo dei corredi fotografici), i guadagni irrisori e la maggior parte dei clienti non ha rispetto verso questa professione. Tanto da spingerli a non pagare per i servizi erogati o a chiedere scontistiche sempre più ridicole.

Francesco Cinque reportage snow monkeys Giappone

Aprire una P.Iva o no?

Quando inizierai a lavorare come fotografo ti capiterà di dover incassare del denaro. Fino ad una certa soglia (poche migliaia di euro) puoi farlo con ritenuta d’acconto. Oltre quella soglia avrai necessità di rivolgerti ad un commercialista ed aprire una tua partita iva. In questo modo inizierai “ad esistere” come fotografo professionista. Che tu sia bravo o meno, di fatto tu sarai qualcuno che lo esercita professionalmente e nessuno potrà mai affermare il contrario. La partita iva è fondamentale quando vorrai ammortizzare il costo delle tue attrezzature, del tuo veicolo per gli spostamenti di lavoro e per iscriverti all’associazione nazionale fotografi TAU Visual. La TAU infatti non permette l’iscrizione senza p.iva.
Il grosso problema di lavorare come fotografo professionista sono i costi di gestione p.iva. Per una p.iva come fotografo “semplice” si paga una percentuale sul fatturato, se invece ci si vuole occupare anche di rivendita di materiale fotografico i costi salgono vertiginosamente, che voi vendiate o meno, avrete diverse migliaia di euro all’anno da pagare. Non a caso questo tipo di negozi fotografici sta via via scomparendo.
Una partita iva per lavorare come fotografo comporterà inoltre spese di commercialista. Fino a poco tempo fa era possibile occuparsi in maniera autonoma (per chi ne fosse capace) di tutte le scartoffie ed il lato burocratico. Ora purtroppo non è più possibile. Un commercialista serve sempre, magari in minima parte, ma avrete necessità di un appoggio. I costi di un commercialista variano molto, in linea di massima si parte da un minimo di 500€ (che è davvero basso) fino ai 1500€ annui. In media troverete molti studi disposti a seguirvi con un compenso di 700-800€ annui.

Aprire un negozio o no?

Questa è una bella domanda. La risposta è “dipende”. Dipende dal vostro budget innanzi tutto. Ma dipende anche da che tipo di fotografia vi occupiate e quale sia il vostro target in termini di clientela. Ci sono alcuni fotografi che decidono di accollarsi il costo di un negozio, spesso però si riversa in un prezzo superiore dei servizi erogati verso il cliente. Altri fotografi (come me per esempio) che decidono di adoperare casa propria come ufficio e di lavorare molto tramite internet. Questo permette meno spese e quindi prezzi concorrenziali. Puoi sempre decidere di avanzare un passo alla volta, magari puoi lavorare come fotografo inizialmente da casa e poi (se le cose dovessero crescere nella giusta direzione) aprire un tuo studio. Un altro fattore da tenere in considerazione è il dove. Se ti trovi in un piccolo paesino e sei l’unico fotografo in tutta la cittadina, allora può davvero avere senso lavorare come fotografo aprendo uno studio. Se invece dovessi fare “a botte” con decine di altri studi più famosi e consolidati, non so quanto possa convenire rischiare.

L’attrezzatura

Per lavorare come fotografo serve un sacco di attrezzatura costosa. Falso
Per lavorare come fotografo serve una buona attrezzatura (che può essere basilare) e la competenza necessaria per poterla adoperare. L’attrezzatura poi segue di pari passo il tipo di fotografia di cui volete occuparvi. In linea di massima per quasi tutti i campi vi serviranno almeno due corpi macchina e tre lenti. Non conviene acquistare un corpo macchina da 6000 euro ed avere solo quello, perché se dovesse guastarsi durante un lavoro, perdereste la giornata (e la credibilità). Meglio quindi scegliere un modello di categoria inferiore ed acquistarne due. Uno principale ed un backup.
A livello di lenti invece si apre un mondo. Se vi occupate di naturalistica vi servirà sicuramente un grandangolare, un macro ed un tele (magari con moltiplicatore). Se lavorate in studio, un paio di lenti fisse saranno la scelta migliore. Se invece siete matrimonialisti serviranno lenti estremamente nitide e luminose.. e così via. Per farvi capire quali sono i guadagni, un fotografo ad un evento sportivo porta con se un’attrezzatura che vale circa 20000€, resta in giro tutta la domenica e una foto pubblicata da un giornale (se acquistata) viene venduta a circa 50€. Stesso dicasi per un concerto: un intero concerto + post produzione + invio delle immagini all’agenzia, vale circa 250/350 €

La post produzione

Il ruolo della post produzione è qualcosa di fondamentale. Photoshop è in tutto e per tutto la camera oscura della fotografia digitale. Per poterlo adoperare vi servirà una licenza (circa 15€ mensili) ed un PC di fascia medio alta (supponiamo quindi 800€ per computer e 500€ per un monitor).
Photoshop vi aiuterà a lavorare come fotografo in quanto vi darà la possibilità di aprirvi a più tipologie di lavori, creare un vostro stile che vi contraddistingua ed ottenere risultati fotografici inaspettati dalla propria attrezzatura. Considerate che padroneggiare Photoshop vi darà realmente l’impressione di avere un’attrezzatura nuova e superiore. Io stesso nel corso degli anni mi sono specializzato come docente: inizialmente tenevo workshop e classi di studio per più persone. Cosa succedeva però? Che nella classe erano presenti il foto amatore del club e la persona che voleva studiare da professionista. Questo creava problematiche di “livello” ed il risultato non era ottimale come avrei voluto. Per ovviare questa problematica ho deciso di fare una cosa totalmente innovativa, aprirmi alle lezioni personalizzate e farlo ad un prezzo alla portata di tutti (circa 30€ per una lezione). In più, le faccio online. Cosa comporta questo? La possibilità di lavorare dal proprio PC di casa, non perdere tempo per gli spostamenti, risparmiare il denaro per benzina/autostrada e dare la possibilità di studiare da qualunque parte d’Italia. Un bel vantaggio. Se pensate di migliorare il vostro stile a livello amatoriale o di farlo a livello professionale date uno sguardo alla pagina dedicata cliccando il banner seguente, dalle immagini prima/dopo capirete quanto sia davvero importante imparare ad utilizzare Photoshop per lavorare come fotografo.

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Essere o non essere? (un fotoamatore)

La fotografia è più di una passione. E’ arte, è ispirazione, è comunicazione.
Cercando di trasformarla a tutti i costi in un lavoro rischiate di perdere tutto il bello che vi è dietro ed impazzire in una costante lotta alla sopravvivenza.
A meno che voi non siate più che motivati, il mio consiglio è di rimanere fotoamatori e migliorare via via, nella tecnica e nell’attrezzatura. Chi segue il mio sito o la mia pagina Facebook sa che mi occupo da diversi anni della formazione di fotoamatori. Molti di loro imparano a sviluppare le fotografie da veri professionisti, ma in fin dei conti una volta che si trovano di fronte alla dura realtà economica della fotografia, scelgono di rimanere tali e di scattare solo per se stessi e per il gusto di scattare. Questi temi comunque li approfondisco molto durante i miei corsi o le lezioni online di Photoshop.

Lavorare in nero

Il lavoro in nero all’inizio può sembrare una buona idea. magari avete già un lavoro, volete arrotondare e avete pensato che fare qualche servizietto in nero non farà male a nessuno. Niente di più sbagliato. Un quotidiano paga poche centinaia di euro per un reportage scattato dall’altra parte del mondo ed il maggior parte delle volte i costi del reportage sono dieci vole superiori ai compensi. Allora qual’è il senso di effettuare questo tipo di lavoro? Innanzi tutto la visibilità, poi la speranza di vendere quel reportage a tante riviste. Speranza, appunto, dato che non vi è alcuna certezza.

Tratto dal reportage Snow Monkeys Giappone

Un fotografo rischia tantissimo e guadagna pochissimo. Quel poco che si guadagna va diviso in tasse o in rinnovo attrezzatura. Di per se l’associazione italiana fotografi TAU Visual ha stilato un tariffario al quale molti fotografi professionisti hanno aderito: si tratta di un calcolo che chiunque può fare tramite il quale stilare un preventivo di massima. L’idea è quella di “standardizzare” i costi, chiedendo al cliente il giusto compenso. Il nero, per sua natura, permette di eliminare decine di spese e quindi di abbassare i prezzi. Cosa succede? Che ci sarà sempre qualcuno a costare meno di voi, sempre. Per quanto voi facciate un buon prezzo, puntare al ribasso non può far altro che abbassare il livello della fotografia. Un fotografo che possiede 50.000€ di attrezzatura e che ha investito migliaia di euro in formazione, non può costare come il salumiere che fa il servizio di matrimonio all’amico. Lavorando in nero si danneggia un’intera professionalità. Piuttosto lavorate con una ritenuta d’acconto, le tasse sono irrisorie e avrete modo di fatturare diverse migliaia di euro all’anno. Mi sembra un ottimo compromesso, no?

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