Tappa 18: Cagli – Venezia

Apocalypse now

Mi sveglio all’improvviso con il fragore di un tuono, apro la finestra e il cielo è nero pece. Le colline attorno al ristorante di Raffaele hanno perso la testa e i nuvoloni portano con sè diverse scariche di lampi e tuoni. No, no, no! Non ci voleva proprio. Speravo di riuscire a partire con calma e in santa pace.
E’ ancora l’alba quando mi trovo a buttare i vestiti a casaccio nelle borse laterali, devo scappare prima che inizi questo temporale. Non ho neanche il tempo di salutare Raffaele e Astrid.. mi farò perdonare in qualche modo! Mi copro il più possibile e salgo in sella. Corro più veloce che posso, ma Zeus mi sta alle calcagna e dopo pochi minuti mi raggiunge. Forte, impetuoso, inesorabile. Non so se ho mai visto così tanta acqua in vita mia, dopo pochi secondi mi ritrovo fradicio e in infreddolito, esattamente come all’andata mi trovo a stringere il più possibile tra le gambe il motore della motocicletta in cerca di calore. Dio, se esiste, ha sempre avuto un gran senso dell’umorismo e questa cosa mi ha sempre fatto sorridere. Il mio percorso si chiude esattamente come è cominciato: bagnato fradicio, freddo e sofferente. Indiretta metafora della vita che ciclica ci porta tra i due estremi, nascita e morte.

Mentre percorro le strade tra le vallate, i fulmini sono così vicini e forti da essere accecanti. L’idea di fermarmi al riparo mi sfiora, ma oramai sono zuppo e infreddolito, non avrebbe senso. Scorgo all’orizzonte i colori dell’alba, questa perturbazione non deve essere troppo estesa, deve aver pure una fine e io decido di cercarla.
Dopo quasi un’ora e mezza nella “tempesta perfetta” i nuvoloni lasciano il posto ad un sole pallido e un po’ d’azzurro. Le coperture impermeabili sulle borse laterali si sono distrutte e quasi tutti i miei abiti sono fradici. Cerco una lavanderia a gettoni per asciugare qualcosa e ripartire.. grande invenzione le asciugatrici.

Dopo diverse ore di viaggio (per fortuna senza più trovare pioggia) giungo a Venezia. L’aria è tutto sommato fresca e la città godibile. Per raggiungere piazza San Marco decido di usare uno dei classici traghetti, non mi ero mai accorto di quanto quei traghetti ricordassero il film “Apocalypse Now”. Chi sale e chi scende lungo i canali, le persone che si scrutano da un battello all’altro, quasi fossimo in Vietnam. Io con in mano il mio fucile della Canon difendo il mio paese a suon di “click”. Fa sorridere ma è vero, la prossima volta che prenderete un traghetto fateci caso!

E’ oramai l’ora del tramonto e la piazza non mi è mai sembrata così bella. Sarà perchè il leone rappresenta la parola fine, oppure perchè è davvero bella di suo? Questo non mi è dato di saperlo o quanto meno non voglio pensarci, la cosa sicura però è che la luce rende dorato “il padrone di casa” (è così che i veneziani chiamano il campanile) e crea un bellissimo contrasto con l’azzurro del cielo e le nuvole bianche e candide come ovatta.

Click, click, click. Questi sono gli ultimi scatti del mio viaggio, ora non rimane che riporre il mio fucile nel fodero e partire verso casa.

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